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Marcello
Dudovich
(Trieste, 1878 - Milano, 1962)
Marcello Dudovich, cartellonista, illustratore,
decoratore e pittore nasce il 21 marzo 1878 a Trieste e si forma nel clima
artistico triestino e mitteleuropeo.
Dopo aver frequentato le scuole "Reali" ed essere stato introdotto
dal cugino Guido Grimani negli ambienti artistici della sua città natale,
si trasferisce attorno al 1898 a Milano - luogo deputato allo sviluppo dell'istruzione
professionale, dell'arte applicata all'industria e quindi della moderna pubblicità
- dove viene assunto alle Officine Ricordi come litografo dal conterraneo
e all'epoca già affermato cartellonista Leopoldo Metlicovitz. Questi
avverte l'eccezionale talento del giovane cui affida, oltre al lavoro di cromista,
quello di pittore incaricandolo di eseguire dei bozzetti.
Nel 1899 il litografo Edmondo Chappuis lo
invita a Bologna, dove inizia a produrre cartelloni pubblicitari e, in seguito,
copertine, illustrazioni e schizzi per varie riviste - tra cui "Italia
Ride" (1900) - ed è tra i fondatori di "Fantasio" (1902),
svelando un altro aspetto della sua poliedrica personalità artistica.
Nel capoluogo emiliano conosce anche la sua futura moglie, Elisa Bucchi.
Nel 1900 è premiato all'Esposizione Universale di Parigi con la medaglia
d'oro e negli anni successivi collabora alle illustrazioni degli albi strenna
di "Novissima" (Milano e Roma, 1901-1913) e dal 1906 a "Il
Giornalino della Domenica" di Firenze. Tra gli altri periodici che recano
la sua firma ricordiamo "Varietas", "Ars et Labor", "Secolo
XX" (Milano, 1907-1933) e le copertine a colori de "La Lettura"
e "Rapiditas".
Dopo una breve parentesi genovese, nel 1905
è nuovamente a Milano presso le Officine Grafiche Ricordi ove continua
la produzione di manifesti, tra i quali restano famosi quelli per i magazzini
Mele si Napoli (1907-1914) e per Borsalino, premiato nel 1911.
Nel 1906 vince il concorso per il manifesto
celebrativo del Traforo del Sempione, che però non verrà mai
dato alle stampe.
Nel 1911 è chiamato a Monaco di Baviera dove sostituisce Reznicek come
disegnatore nella redazione di "Simplicissimus" per illustrare la
moda e la mondanità. Resta nella città bavarese - dove sposa
Elisa Bucchi e nasce la figlia Adriana - fino al 1914, pur proseguendo l'attività
per Ricordi e viaggiando per la Francia e l'Europa cercando spunti per le
sue tavole. Questa felice stagione si interrompe con lo scoppio della prima
guerra mondiale; Dudovich collabora ai fascicoli antiaustriaci "Gli Unni...
e gli altri!" (1915), di G. Antona Traversi, a "Pasquino",
a "Satana Beffa" (1919) e quindi a "Illustrazione Italiana"
(1922).
Tra il 1917 e il 1919 lavora a Torino per
varie aziende (Fiat, Alfa Romeo, Pirelli, Carpano e Assicurazioni Generali)
producendo anche molti cartelloni per il cinema.
Tra il 1920 e il 1929 realizza i manifesti per "La Rinascente" di
Milano, stampati dalle Officine d'Arti Grafiche Gabriele Chiattone, e nel
1922 diventa direttore artistico dell'Igap.
Nel 1920 e 1922 partecipa anche alla Biennale di Venezia. Nel 1930 esegue
il famoso manifesto per i copertoni Pirelli. Nel 1925 è presente a
Monza alla II Biennale di Arti Decorative e a Parigi all'Esposizione Internazionale
delle Arti Decorative e Industriali Moderne, dove espone cartelloni eseguiti
per Chappuis nella sezione italiana di "Arte della via", meritando
la medaglia d'oro.
Dalla fine degli anni Venti prevale l'attività
di illustratore dove Dudovich accoglie alcuni assunti novecentisti nella resa
delle masse con un accennato chiaroscuro, pur senza abbandonare la tradizionale
eleganza del suo segno grafico.
Negli anni Trenta collabora a "Dea" (1933), a "Mammina"
(1937), a "Le Grandi Firme" e a "Il Milione" (1938). Tra
il 1931 e il 1932 realizza la decorazione a fresco della sala mensa del Ministero
dell'Aeronautica a Roma. Nel 1936 e nel 1937 soggiorna in Libia, dove torna
nel 1951. Nel 1945 muore la moglie, alla quale sopravvive per diciassette
anni, morendo per emorragia cerebrale il 31 marzo 1962 a Milano.
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